Festival

un film di
HANNES LANG

con

prodotto da
Titus Kreyenberg

una produzione

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CHILI

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Viaggio dentro e intorno alle Alpi, tra vallate mozzafiato e scorci selvaggi, meta turistica presa d’assalto da migliaia di persone durante la stagione invernale. Sebbene non appaia ad occhio nudo, il regresso del ghiaccio e il cambiamento climatico hanno reso necessario, sui campi da sci, lo sviluppo di impianti in grado di supplire alla mancanza di neve. Anche da qui deriva un paesaggio naturale profondamente cambiato tanto per le modifiche apportate dalla tecnologia quanto per i mutamenti socio-culturali conseguenti.
Peak – Un mondo al limite è una fotografia scattata un giorno prima del disastro, un’accurata riflessione condotta da Hannes Lang attraverso un itinerario capace di mostrare quello che si nasconde dietro a un turismo di massa tanto salvifico, per l’economia delle comunità, quanto deleterio per l’intero equilibrio naturale. Seguendo, per l’arco di un anno, la vita di quei luoghi che solo a una prima occhiata appaiono incontaminati, siamo guidati all’interno di paesi incredibilmente disabitati nelle stagioni calde e popolatissimi in quelle fredde. Gli abitanti delle località di montagna, lentamente, si spostano dalla primaria occupazione nell’agricoltura di campi e valli a quella alberghiera, segnando un mutamento, soprattutto culturale, che porta a uno sbilanciamento destinato ad aggravarsi. Oltre ad alcuni resistenti intervistati, una madre e un figlio che rimangono nella loro baita di San Gottardo e pochi altri, gli scenari svelati appaiono soltanto come obiettivo di uno sfruttamento usa e getta, forse anche inconsapevole da parte dei visitatori. Stupisce non poco conoscere, attraverso interviste a persone impiegate nel mantenimento e nelle attività di manutenzione, quale sia il lavoro tecnologico dietro a un campo da sci o a un impianto di risalita: è il caso della visita nel cuore invisibile di uno “snowmaker”, un edificio alto quindici metri, prodotto dalla ditta isreliana IDE Technologies e costruito per la prima volta nel comprensorio sciistico di Pitzal.
Sebbene Hannes Lang si limiti a informare sullo stato dei fatti, senza faziosità o forzature, i canti tradizionali che aprono e chiudono il documentario hanno il sapore del requiem per un’idea di montagna destinata a sparire. In più di un momento, la macchina da presa incornicia il paesaggio in quadri intrisi di estatica bellezza che rendono ancora più urgente e necessaria la risposta ad una domanda nettissima: qual è il limite oltre il quale tutto cambierà irrimediabilmente?